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Foresta del Carbonifero, vista da un dirupo

Carbonifero

Il periodo Carbonifero (da 358,9 a 298,9 milioni di anni fa)

Il periodo Carbonifero (da 358,9 a 298,9 milioni di anni fa) si descrive con cruda evidenza stratigrafica: la quasi totalità del carbone fossile bruciato dalle nazioni umane moderne è stata stoccata qui. Per 60 milioni di anni, l'ossigeno alle stelle gonfia artropodi mostruosi, stabilizza gli anfibi giganti e progetta il brevetto rettiliano. Un ecosistema basato sull'eccesso sfrenato.

L'ecosistema del periodo Carbonifero

Clima e geografia

Dopo le temperature calde devoniane, la geologia impone un riassetto bipolare. Il blocco tettonico Gondwana staziona sul polo australe, incapsulato da poderose calotte di ghiaccio. L'Europa e l'America del Nord (Laurasia) presidiano invece l'equatore, immerse in un regime monsonico tropicale perennemente umido. I continenti si avvicinano allo scontro: la roccia si arriccia sotto l'orogenesi ercinica in Eurasia e innalza gli Appalachi nordamericani. La convergenza in Pangea è avviata.

Fauna

L'umidità asfissiante consacra il primato degli anfibi. I tetrapodi decuplicano massa e dentatura: predatori di due metri, come l'Eryops, sorvegliano i greti fangosi spalla a spalla con idrodinamiche aberrazioni craniche come il Diplocaulus.

La vera aberrazione volumetrica investe però gli invertebrati. L'atmosfera spinge i livelli di ossigeno al 35% (contro l'odierno 21%). L'apparato tracheale degli insetti, basato su diffusione passiva, perde i freni inibitori della taglia. I cieli ronzano sotto il battito della Meganeura, una libellula assassina larga 75 centimetri. Nel sottobosco, millepiedi blindati larghi mezzo metro come l'Arthropleura raggiungono i due metri di lunghezza.

Il seme del futuro, tuttavia, si annida tra forme umili: piccoli tetrapodi come l'Hylonomus sbloccano il brevetto del guscio amniotico. Le loro uova calcificate prevengono l'essiccazione degli embrioni, recidendo l'obbligo di deporre in pozze d'acqua. Nascono i primi veri rettili.

Flora

La produzione botanica carbonifera sfugge a ogni contenimento. Felci arboree titano formano giungle a canopia chiusa: i fusti squamati del Lepidodendron e della Sigillaria perforano l'aria per 30 metri di altezza. Sulle sponde ristagnano fitte schiere di Calamiti alti come palazzi. Il suolo saturo d'acqua genera il cortocircuito chimico definitivo: batteri e funghi non hanno ancora sviluppato gli enzimi per disgregare le complesse molecole di lignina. I tronchi crollano, si impilano e sprofondano intatti in bacini anossici, torbificando sotto pressione in sterminati filoni di carbon fossile.

Fine

Verso il Permiano

Il Carbonifero si dissolve in un mortale inaridimento atmosferico. Il ghiaccio del polo sud drena umidità, smantellando il regime di precipitazioni equatoriale. L'iper-fotosintesi esaurisce la CO₂. Le foreste pluviali equatoriali cedono il passo, evaporando nel catastrofico collasso della foresta pluviale carbonifera. Licofite giganti e anfibi stazionari crollano. Conifere xerofile e cicadacee subentrano sui nuovi suoli desertici. L'aridità chiama in causa l'unica pelle progettata per sopravvivere alla sete: le squame dei rettili.

Curiosità

La transizione tetrapode conta su un vuoto oscuro di 15 milioni di anni (dai 360 ai 345 milioni di anni fa), noto come Romer's Gap. Pochissimi fossili terrestri mappano questo lasso temporale. La comunità geochimica stima che i bassi livelli di ossigeno lasciati dall'anossia del tardo Devoniano avessero precluso la respirazione subaerea ai grandi vertebrati transizionali. Scese le foreste, rialzato l'ossigeno, i vertebrati riemersero dal buco nero fossile.