Parasaurolophus

Il Parasaurolophus, membro della famiglia degli hadrosauri (hadrosauridae), è un erbivoro tra i più noti nel regno dei dinosauri. Se il suo nome non è noto a tutti, lo è di certo il suo aspetto, grazie soprattutto alla sua famosa ed enigmatica cresta che lo rende subito riconoscibile ed un vero “volto da cinema”. Il suo nome significa letteralmente “lucertola con la cresta all’indietro”.

Il Parasaurolophus era un disosauro di notevoli dimensioni, con una stazza simile ad un piccolo T-Rex, col quale condivideva epoca e territorio. Placido e mite, questo affascinante rettile, come gli altri membri della sua famiglia, aveva caratteristiche anatomiche particolari. Era sia quadrupede che bipede, dedito al pascolo, in grado di correre e dotato di un cranio sofisticato e molto evoluto.
I rinvenimenti dei suoi reperti ossei nel corso del XX secolo hanno avuto luogo in territori oggi distantissimi tra loro, chiara dimostrazione della deriva dei continenti. Il cinema lo ha esaltato in film e film d’animazione, quasi tutti i bambini hanno giocato con lui almeno una volta.

La scoperta

Vissuto nel periodo tardo cretaceo, approssimativamente tra i 75 ed i 72 milioni di anni fa, questo grande erbivoro era diffuso nei territori dell’attuale Nord America ed in Cina. Sebbene i due territori siano oggi divisi dall’immenso oceano Pacifico, un tempo erano uniti nel supercontinente della “Laurasia”.
Il Parasaurolophus venne alla luce la prima volta nel 1922 in Alberta, nell’attuale Canada. In quegli anni William Perkins stava effettuando studi sotto l’egida del Royal Ontario Museum quando rinvenne questo straordinario rettile preistorico, un dinosauro di grandi dimensioni che sarebbe diventato presto famoso in tutto il mondo. William Perkins gli diede il nome di Parasaurolophus Walkeri, in onore di Sir Byron E. Wolker del museo reale dell’Ontario, sovvenzionatore della spedizione.
Perkins non poteva sapere che ben presto altri rinvenimenti fossili avrebbero avuto luogo in Utah, New Mexico e Cina. Persino nel Montana, nella famosa formazione di Hell Creek, alcune ossa ritrovate sono state a lungo associate ad un Parasaurolofo, anche se oggi questa possibilità sembra sia definitivamente tramontata. Negli stessi anni in cui Perkins era intanto a scavare in Alberta, nella contea di San Juan C. H. Stornberg rinvenne un teschio che solo anni dopo, nel 1931, in Svezia, venne definitivamente classificato come appartenente ad un diverso Parasaurolophus, più grande, e oggi noto come Parasaurolophus Tubicen.
Ad oggi sono tre le variazioni classificate di questo straordinario dinosauro: oltre alle già citate, c’è il Parasaurolophus Cyrtocristatus, identificato nei primi anni ’60 da J. Ostrom.

Le caratteristiche

Il Parasaurolophus era un erbivoro sia quadrupede che bipede, con una coda e delle zampe posteriori possenti e poteva raggiungere le 4 tonnellate di peso. Quando intento a pascolare al suolo o a spostarsi lentamente assumeva la posizione quadrupede toccando i 4 metri di altezza ed i 10 di lunghezza. Il cranio dal becco all’estremità della cresta era in media di 1,5 metri, ma poteva raggiungere i 2 metri nel caso del genere Tubicen. La postura bipede, che gli permetteva di toccare i 6 metri di altezza, era certamente utile al dinosauro per raggiungere le fronde degli alberi e garantirsi così una maggior quantità di vegetali a disposizione. Tuttavia numerosi studi sottolineano che le zampe posteriori, lunghe oltre due metri, erano anche dotate di una muscolatura potente, adatta per l’animale a compiere scatti. Oggi è quasi unanime il parere tra gli scienziati che il Parasaurolophus fosse uno scattista in grado di seminare i grandi predatori con cui condivideva sia l’epoca che il territorio.

Il tratto saliente del dinosauro era però il suo cranio. Numerosi rinvenimenti, anche molto ben conservati, ne mostrano la complessità. Oltre alla famosa cresta ed alle centinaia di denti, il Parasaurolophus era dotato di una struttura mandibolare complessa che sembrava fosse perfetta per la masticazione. Un becco possente consentiva poi all’animale di recidere con facilità la vegetazione. Sembra che sebbene potesse non solo alzarsi, ma anche correre su due zampe, il Parasaurolophus passasse la maggior parte del tempo pascolando al suolo. La paleobiologia di questo animale rivela in pratica le sue abitudini, simili a quelle di un odierno, placido, ruminante.
Il Parasaurolophus era un erbivoro sia quadrupede che bipede, con una coda e delle zampe posteriori possenti e poteva raggiungere le 4 tonnellate di peso. Quando intento a pascolare al suolo o a spostarsi lentamente assumeva la posizione quadrupede toccando i 4 metri di altezza ed i 10 di lunghezza. Il cranio dal becco all’estremità della cresta era in media di 1,5 metri, ma poteva raggiungere i 2 metri nel caso del genere Tubicen. La postura bipede, che gli permetteva di toccare i 6 metri di altezza, era certamente utile al dinosauro per raggiungere le fronde degli alberi e garantirsi così una maggior quantità di vegetali a disposizione. Tuttavia numerosi studi sottolineano che le zampe posteriori, lunghe oltre due metri, erano anche dotate di una muscolatura potente, adatta per l’animale a compiere scatti. Oggi è quasi unanime il parere tra gli scienziati che il Parasaurolophus fosse uno scattista in grado di seminare i grandi predatori con cui condivideva sia l’epoca che il territorio.

Il tratto saliente del dinosauro era però il suo cranio. Numerosi rinvenimenti, anche molto ben conservati, ne mostrano la complessità. Oltre alla famosa cresta ed alle centinaia di denti, il Parasaurolophus era dotato di una struttura mandibolare complessa che sembrava fosse perfetta per la masticazione. Un becco possente consentiva poi all’animale di recidere con facilità la vegetazione. Sembra che sebbene potesse non solo alzarsi, ma anche correre su due zampe, il Parasaurolophus passasse la maggior parte del tempo pascolando al suolo. La paleobiologia di questo animale rivela in pratica le sue abitudini, simili a quelle di un odierno, placido, ruminante.

La cresta del Parasaurolophus

La cresta del Parasaurolophus era simile ad un tubo da sub con una membrana che, sottesa, univa questo alla nuca del dinosauro.
Le teorie sul suo scopo si sono moltiplicate negli anni, un vero rompicapo per i paleobiologi.
Probabilmente nessun’ altra caratteristica anatomica di un dinosauro è stata tanto dibattuta.
Alcuni hanno sostenuto a lungo che il tubo fosse di fatto ciò che sembrava, un apparato che, tenuto al di sopra della superficie dell’acqua, permettesse all’animale di continuare a respirare durante lunghe immersioni. Qualcuno ha teorizzato che la cresta non avesse funzione diversa da quella delle placche dello Stegosauro, ossia quella di un meccanismo di termoregolazione. C’è poi chi ha ritenuto che servisse al dinosauro per combattimenti, per l’egemonia su un branco, un po’ come accade oggi per gli stambecchi.

A dire il vero, quest’ultima teoria, come molte altre, si è presto rivelata piuttosto fantasiosa. La cresta del Parasaurolophus non sembra fosse anatomicamente adatta ad essere usata per combattimenti. Certamente la teoria del “boccaglio da sub” si è presto arenata di fronte all’evidente mancanza di un foro per l’inspirazione all’estremità. In seguito a numerose analisi, anche l’ipotesi del meccanismo di termoregolazione sembra avere oggi pochi seguaci.

Ci sono tuttavia due teorie molto interessanti che oggi sembrano essere le più probabili. La prima ipotizza che il tubo rappresentasse un’estensione del seno nasale ricco di recettori olfattivi. Ciò avrebbe permesso al rettile di vedere moltiplicato e di molto il proprio senso dell’olfatto. La seconda è direttamente legata alla prima, ma ipotizza che tale estensione servisse da cassa di risonanza all’animale, uno strumento adatto ad amplificare suoni e richiami. Numerosi e sofisticatissimi studi sono stati svolti in tal senso, anche se la complessità dei condotti nel tubo non sembra abbia prodotto un suono fluido e ben riconoscibile.
C’è forse però una spiegazione più semplice, la cresta del Parasaurolophus potrebbe essere nient’altro che un segno di riconoscimento sessuale, una caratteristica tipica della specie.

Va detto infatti che il rettile apparteneva alla famiglia degli hadrosauri (hadrosauridae), dinosauri molto simili tra loro, ma immediatamente riconoscibili poiché tutti dotati forme del cranio diverse, notevoli e molto particolari. Gli hadrosauridi hanno sempre affascinato in tal senso, rappresentando con i loro crani bizzarri delle vere “teste d’artista” nel regno dei dinosauri (si pensi al Corythosaurus, all’Anatosaurus, al Saurolophus o al notevole Tsintaosaurus).

Il Parasaurolophus al cinema

Dopo una breve comparsa in Jurassic Park (1993), in cui si mostrava in branco sulle sponde di una palude, Il Parasaurolophus ha avuto un ruolo più lungo nel sequel del capolavoro di Steven Spielberg, Il Mondo Perduto (The Lost World). Questa il dinosauro veniva catturato da avidi bracconieri nel corso di una scena tra le più drammatiche del film. Non mancano nel curriculum del dinosauro le partecipazioni ai film di animazione. Da “Il viaggio di Arlo”, all’affascinante “Fantasia”, capolavoro della Walt Disney, per finire con il classico mai dimenticato “Alla ricerca della valle incantata”, in cui il Parasaurolophus interpretava il ruolo di “Boccagrande” vicino ad altri favolosi cuccioli in cerca dei genitori perduti.