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Triassico Medio

Il Triassico Medio, datato tra i 247,2 e i 237 milioni di anni fa e suddiviso nelle età dell'Anisico e del Ladinico, rappresenta un momento di grande rinascita per la biosfera terrestre. Dopo gli stenti del Triassico Inferiore, in cui la vita ha lottato per riprendersi dalla catastrofica estinzione di massa del Permiano-Triassico, questo periodo vede finalmente il consolidarsi di ecosistemi stabili e complessi.

È l'epoca in cui iniziano a emergere le linee evolutive che domineranno il resto del Mesozoico: i rettili avviano la loro inarrestabile radiazione adattativa sia sulla terraferma che, con straordinario successo, negli oceani. E sullo sfondo, quasi inosservati, i primi dinosauromorfi muovono i loro passi — preludio silenzioso all'era che verrà.

Fauna

Oceani

La ripresa della biodiversità esplose prima di tutto in mare. Le acque basse e calde della Tetide divennero il regno dei primi grandi rettili marini, in una diversificazione rapida e sorprendente per un ecosistema che solo pochi milioni di anni prima era stato quasi azzerato.

I notosauri solcavano le acque costiere come cacciatori semi-acquatici dal collo lungo e dagli arti ancora adatti alla terraferma. I placodonti, creature corazzate dotate di denti piatti come pietre da mulino, si specializzarono nello sfruttare le risorse dei fondali rocciosi. I primi ittiosauri, sempre più efficienti e veloci, iniziavano invece a conquistare il mare aperto — antenati dei formidabili predatori oceanici che avrebbero dominato i mari giurassici. E tra le rocce del Monte San Giorgio, oggi UNESCO, nuotava anche il bizzarro Tanystropheus: un rettile il cui collo, rigido e lunghissimo, rappresenta ancora oggi uno degli enigmi più affascinanti della paleontologia.

Terre emerse

Sulla terraferma, i grandi anfibi temnospondili, simili a gigantesche salamandre corazzate, continuavano a dominare fiumi e paludi. Ma il vero protagonista del cambiamento era l'ascesa degli arcosauri: il gruppo destinato a dare origine a coccodrilli, dinosauri e uccelli. Grandi predatori come il Ticinosuchus si contendevano il territorio con i terapsidi sopravvissuti — i dicinodonti, tozzi erbivori dal becco adunco, e i cinodonti, dalla cui linea si svilupperà nel tempo la stirpe dei mammiferi.

Sullo sfondo di questo mondo ancora dominato da altri, comparvero i dinosauromorfi: animali snelli, bipedi, con arti portati direttamente sotto il corpo — un'innovazione locomotoria che li rendeva più agili ed efficienti di qualsiasi concorrente. Non erano ancora dinosauri, ma poco ci mancava. Forme come Lagerpeton e Marasuchus erano già l'immagine in miniatura di ciò che il Triassico Superiore avrebbe rivelato al mondo. La scena era pronta; i protagonisti stavano per entrare.

Flora

La vegetazione del Triassico Medio mostra chiari segni di ripresa dopo il collasso ecologico di fine Permiano. Le foreste ricominciarono a diffondersi, dominate dalle gimnosperme: conifere, cicadee, ginkgo e bennettitali formavano boschi sempre più fitti, capaci di resistere ai climi aridi del periodo.

Nei pressi dei corsi d'acqua e nelle zone più ombrose prosperavano le felci, in particolare le felci con seme del genere Dicroidium, che divennero il foraggio principale per le nuove generazioni di rettili erbivori. Il segnale geologico più eloquente di questa ripresa è la fine del Coal Gap: le torbiere ricominciarono lentamente a formarsi, segnando il ritorno di una biomassa vegetale sufficiente ad alimentare ecosistemi complessi.

Clima e Geografia

Dal punto di vista paleogeografico, la Terra era dominata dal colossale supercontinente Pangea, circondato dall'immenso oceano globale Panthalassa e inciso profondamente dal mare della Tetide.

Il clima si manteneva eccezionalmente caldo e secco su scala globale, senza alcuna calotta glaciale ai poli. Le immense zone interne della Pangea erano coperte da deserti torridi, mentre le fasce costiere subivano l'effetto dei mega-monsoni: stagioni delle piogge brevi ma estremamente violente, alternate a lunghi periodi di aridità.

Nonostante questa aridità di fondo, il Triassico Medio vide un leggero aumento dell'umidità rispetto all'inizio del Triassico, permettendo la formazione di ampi bacini fluviali, laghi e lagune costiere — ambienti che divennero incubatrici di biodiversità, soprattutto per i rettili acquatici e semi-acquatici.

Fine

Il Triassico Medio si concluse non con un'estinzione catastrofica, ma con un graduale ricambio faunistico al passaggio tra l'età Ladinica e la successiva età Carnica. Fluttuazioni del livello del mare e cambiamenti climatici portarono al declino di molte linee di terapsidi e dei grandi anfibi, liberando nicchie ecologiche che gli arcosauri erano pronti a occupare.

Negli oceani si registrò un calo nella diversità delle ammoniti e di alcuni rettili marini basali. Ma fu sulla terraferma che si preparò la svolta più grande: proprio al confine con il Triassico Superiore si collocano le prime tracce del Carnico Pluviale, un episodio di improvvisa e intensa umidità globale durato circa un milione di anni. Ancora oggi oggetto di studio, questo evento sembra aver destabilizzato gli ecosistemi dominanti abbastanza da aprire una finestra evolutiva straordinaria — quella in cui i dinosauri fecero il loro ingresso definitivo sulla scena del mondo.

Cuiriosità

Un tesoro italiano ed elvetico

Una delle finestre più importanti al mondo sul Triassico Medio si trova proprio tra Italia e Svizzera: il giacimento paleontologico del Monte San Giorgio e di Besano, dichiarato Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Le rocce di questo sito hanno restituito fossili eccezionali di pesci e rettili marini con dettagli anatomici rarissimi. Tra le stelle del giacimento: il grande ittiosauro Besanosaurus e il già citato Tanystropheus, il cui collo rigido — lungo quanto il resto del corpo e la coda messi insieme — lo rende uno degli animali più bizzarri mai vissuti sul pianeta.

Mostri di fiume

Prima dell'arrivo dei coccodrilli, il ruolo di predatore da agguato acquatico era ricoperto da anfibi giganteschi. Il Mastodonsaurus, ad esempio, raggiungeva i 6 metri di lunghezza e aveva zanne sulla mandibola inferiore così lunghe da perforargli il cranio per spuntare fuori dal muso superiore — un'architettura cranica che ancora oggi lascia perplessi i paleontologi.

Schiaccianoci viventi

I placodonti, rettili marini tipici di questo periodo, avevano evoluto una dentatura unica nel suo genere: incisivi a forma di piolo per strappare molluschi dagli scogli e denti palatini grandi e piatti come pietre da mulino, perfetti per frantumarne i durissimi gusci. Alcuni generi svilupparono persino un'armatura dorsale, convergendo sorprendentemente con l'aspetto delle future tartarughe marine — un esempio classico di evoluzione convergente.