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Giurassico Superiore

Il Giurassico Superiore, compreso tra circa 163,5 e 145 milioni di anni fa, è il momento in cui tutto ciò che il Giurassico Medio aveva pazientemente costruito trova la sua forma definitiva. I giganti che si stavano preparando nel silenzio evolutivo del periodo precedente ora calcano la scena in piena luce: più grandi, più diversi, più specializzati di qualsiasi essere vivente mai apparso prima sulla terraferma.

È l'epoca degli ecosistemi complessi e maturi, in cui ogni nicchia ecologica è occupata, ogni ambiente è conteso, ogni catena alimentare è intrecciata con le altre in modi che ancora oggi gli scienziati faticano a ricostruire completamente. Non è solo l'"età dell'oro dei dinosauri": è il culmine di 80 milioni di anni di evoluzione ininterrotta, a partire da quelle prime forme gracili del Triassico Superiore che nessuno avrebbe scommesso destinate a dominare il mondo.

L'ecosistema del Giurassico superiore

Fauna

Terre emerse

La fauna terrestre vide il trionfo assoluto dei grandi dinosauri. I sauropodi raggiunsero dimensioni colossali e una diversificazione straordinaria: il lungo e basso Diplodocus, con la sua coda a frusta lunga oltre 13 metri; il massiccio Brachiosaurus, con le zampe anteriori più lunghe delle posteriori e il collo puntato verso la volta della foresta; il tozzo Camarasaurus, il più comune dei sauropodi nordamericani. Animali così grandi che il solo mantenerli in vita richiedeva ecosistemi di una produttività vegetale quasi impossibile da immaginare.

Al vertice della catena alimentare terrestre dominavano i grandi teropodi: l'Allosaurus, predatore agile e potente con le braccia armate di artigli ricurvi, era il carnivoro più diffuso del periodo. Al suo fianco il Ceratosaurus, con il suo corno nasale ancora enigmatico, e il massiccio Torvosaurus, uno dei più grandi predatori terrestri del Giurassico. Tra gli erbivori ornitischi, lo Stegosaurus divenne una presenza iconica: le sue placche dorsali — la cui funzione di termoregolazione, difesa o segnalazione è ancora oggetto di dibattito — lo rendono uno degli animali più riconoscibili di qualsiasi era geologica.

Cieli

I cieli del Giurassico Superiore erano dominati dagli pterosauri in piena fioritura evolutiva. Forme dalla lunga coda rigida come il Rhamphorhynchus — con i denti aguzzi a intercettare i pesci in volo radente — condividevano lo spazio aereo con i più agili pterosauri a coda corta come il Pterodactylus, rappresentanti di una nuova generazione di planatori più manovrabili.

Ma la vera rivoluzione arrivò dall'inaspettato. Dalle rocce finissime delle lagune di Solnhofen emerse il fossile più famoso della storia della paleontologia: l'Archaeopteryx lithographica. Con le sue piume asimmetriche da volo, le ali con artigli, i denti e la lunga coda ossea, l'Archaeopteryx era il messaggio che l'evoluzione aveva spedito attraverso 150 milioni di anni: i dinosauri e gli uccelli non sono parenti lontani, sono la stessa cosa. Era piccolo come un corvo, probabilmente più arrampicatore che volatore nel senso moderno. Ma la sua comparsa nei cieli del Giurassico Superiore annunciava una stirpe destinata a sopravvivere a tutto — anche all'asteroide.

Oceani

I mari pullulavano di vita in ogni strato della colonna d'acqua. Gli ittiosauri come l'Ophthalmosaurus — con i suoi occhi enormi adattati alle profondità buie — solcavano gli oceani insieme ai plesiosauri dal collo lungo e ai formidabili pliosauri superpredatori come il Liopleurodon: mascelle da quattro metri, forza di morso senza rivali, i tiranni incontrastati degli oceani giurassici.

Tra le creature più straordinarie di questi mari figuravano i coccodrilli marini pelagici come il Metriorhynchus: animali che avevano spinto la specializzazione acquatica fino al limite del riconoscibile. Avevano abbandonato le pesanti scaglie ossee degli antenati per una pelle liscia e idrodinamica, sviluppato una pinna caudale asimmetrica simile a quella degli squali, trasformato gli arti in pinne. Nel mare aperto erano più simili a delfini che a coccodrilli — un esempio di convergenza evolutiva che ancora oggi sorprende chi lo incontra per la prima volta. Le acque brulicavano inoltre di ammoniti, belemniti e pesci ossei in rapida diversificazione.

Il paesaggio vegetale era lussureggiante e dominato interamente dalle gimnosperme. Imponenti conifere simili alle attuali araucarie e sequoie formavano la volta arborea, mentre il sottobosco era un intreccio fitto di felci, cicadee, ginkgo e bennettitali. Le angiosperme non esistevano ancora: niente fiori, niente erba, niente frutta. I colori del paesaggio erano quelli del verde scuro e del marrone delle cortecce — belli a modo loro, ma in modo completamente estraneo a qualsiasi paesaggio attuale.

La diversità verticale della foresta era probabilmente il fattore ecologico più importante del periodo: conifere altissime per i sauropodi a collo lungo, vegetazione media per gli stegosauri, felci basse per i dinosauri più piccoli. Ogni strato era occupato, ogni risorsa sfruttata. Un ecosistema maturo nel senso più pieno della parola — e per questo, forse, particolarmente vulnerabile quando le condizioni cominciarono a cambiare.

Flora

Il paesaggio vegetale era lussureggiante e dominato interamente dalle gimnosperme. Imponenti conifere simili alle attuali araucarie e sequoie formavano la volta arborea, mentre il sottobosco era un intreccio fitto di felci, cicadee, ginkgo e bennettitali. Le angiosperme non esistevano ancora: niente fiori, niente erba, niente frutta. I colori del paesaggio erano quelli del verde scuro e del marrone delle cortecce — belli a modo loro, ma in modo completamente estraneo a qualsiasi paesaggio attuale.

La diversità verticale della foresta era probabilmente il fattore ecologico più importante del periodo: conifere altissime per i sauropodi a collo lungo, vegetazione media per gli stegosauri, felci basse per i dinosauri più piccoli. Ogni strato era occupato, ogni risorsa sfruttata. Un ecosistema maturo nel senso più pieno della parola — e per questo, forse, particolarmente vulnerabile quando le condizioni cominciarono a cambiare.

Clima e Geografia

Durante il Giurassico Superiore, il supercontinente Pangea continuò il suo inarrestabile processo di frammentazione, dividendosi sempre più nettamente in Laurasia a nord e Gondwana a sud. L'Oceano Atlantico centrale si allargò ulteriormente e il vasto Mare della Tetide si espanse, ridisegnando le rotte oceaniche e creando nuove barriere geografiche tra le faune dei diversi continenti.

Il clima globale era caldo, umido e straordinariamente stabile, con un marcato effetto serra che impediva la formazione di calotte glaciali anche ai poli. Gli alti livelli del mare portarono alla formazione di mari epireici — mari interni e poco profondi — che sommersero ampie porzioni dei continenti, mitigando le temperature terrestri e creando ambienti costieri di straordinaria ricchezza biologica.

Una delle prove più affascinanti di questa geografia perduta viene dalla paleontologia stessa: generi quasi identici di dinosauri — parenti strettissimi di Brachiosaurus e Allosaurus — sono stati rinvenuti sia nella Formazione Morrison nordamericana che nella Formazione di Tendaguru in Tanzania. Continenti che si stavano già separando, eppure le loro faune erano ancora sorprendentemente simili: un'istantanea della deriva dei continenti catturata nelle ossa dei dinosauri.

Fine

La transizione tra il Giurassico Superiore e il Cretaceo Inferiore — circa 145 milioni di anni fa — non fu segnata da un'estinzione catastrofica, ma da un ricambio faunistico graduale guidato da lenti cambiamenti ambientali, fluttuazioni del livello del mare e alterazioni climatiche locali. Fu una fine silenziosa, quasi impercettibile nei tempi geologici — eppure definitiva.

In Laurasia si estinsero gli stegosauridi e diverse linee di sauropodi diplodocidi: animali che avevano dominato il pianeta per decine di milioni di anni, spariti senza un evento drammatico, semplicemente incapaci di adattarsi a climi e vegetazioni in lenta trasformazione. Nei mari diminuì la diversità di alcuni rettili e di molte linee di ammoniti.

Le nicchie lasciate libere, però, non restarono vuote a lungo. Nel Cretaceo Inferiore — il periodo con cui si apre questa stessa serie — nuove forme stavano già emergendo: gli iguanodontidi, i proto-ceratopsidi, i primi tirannosauroidi, le prime angiosperme. Il mondo dei dinosauri non finì con il Giurassico Superiore: si reinventò. La storia continuava.

Cuiriosità

La Guerra delle Ossa

Gran parte di ciò che sappiamo sui dinosauri del Giurassico Superiore nordamericano deriva dalla Formazione Morrison, un vastissimo deposito fossile che si estende per sette stati degli Stati Uniti occidentali. Fu qui, alla fine del XIX secolo, che si consumò uno degli episodi più straordinari — e scandalosi — della storia della scienza: la "Guerra delle Ossa" tra i paleontologi Othniel Charles Marsh ed Edward Drinker Cope.

Quello che iniziò come una rivalità accademica degenerò rapidamente in una guerra senza regole. I due si spiavano a vicenda, corrompevano gli operai dell'avversario, distruggevano con la dinamite i propri siti di scavo pur di non lasciarli al nemico, e pubblicavano descrizioni affrettate e piene di errori pur di arrivare primi con un nuovo nome. Cope descrisse un plesiosauro mettendo la testa sulla punta della coda invece del collo — e Marsh lo fece notare pubblicamente con evidente soddisfazione. Si scambiarono accuse di plagio e frode sulle più importanti riviste scientifiche dell'epoca. In vent'anni di guerra, scoprirono insieme oltre 130 nuove specie di dinosauri, molte delle quali sono ancora oggi tra le più studiate al mondo. Un lascito scientifico immenso, costruito su una rivalità che li distrusse entrambi finanziariamente.

Solnhofen e l'Archaeopteryx

I calcari finissimi di Solnhofen, in Baviera, sono una Lagerstätte — un sito a conservazione eccezionale — formatasi dai fondali di antiche lagune placide e ipersaline, dove i corpi degli animali morti affondavano in acque prive di ossigeno e predatori, venendo sepolti in sedimenti così fini da preservare piume, membrane alari e tessuti molli per 150 milioni di anni.

Da queste rocce emerse l'Archaeopteryx lithographica: dodici esemplari conosciuti, ognuno una finestra aperta su un momento preciso dell'evoluzione. Il primo esemplare completo fu scoperto nel 1861, appena due anni dopo la pubblicazione de L'origine delle specie di Darwin — e arrivò come una conferma straordinariamente tempestiva della teoria dell'evoluzione per selezione naturale. La scienza aveva formulato la teoria; la roccia aveva risposto. Ancora oggi, ogni nuovo esemplare estratto da quelle pietre bavaresi è in grado di riscrivere un capitolo della storia degli uccelli.